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09 | 02 | 2010
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JONAH MARTINI, IL “MISSIONARIO” A ORTA Stampa E-mail
Dopo tredici anni, il grande fumetto ritorna alle atmosfere magiche e inquietanti di Orta e del suo lago. Alla “Cripta dell’incubo” di Martin Mistère, uscita in due parti nel settembre e ottobre 1995 (soggetto di Giuseppe Mangoni; sceneggiatura di Enrico Lotti e Andrea Pasini; disegni di Lucia Arduini; editore Sergio Bonelli), si è affiancata, nello scorso ottobre, la prima parte di “Jonah Martini. In nomine patris”, una delle ultime fatiche dell’affiatato e collaudato duo formato dallo sceneggiatore Alex Crippa e dal disegnatore Alfio Buscaglia.
“Montelago (il nome che viene dato a Orta) è un paesino italiano ubicato sulle alpi Lepontine, sorto intorno a un lago. Al centro del lago vi è una piccola isola, dove nel Medio-Evo venivano isolati i contagiati dalla peste nera…” Da queste battute si snoda il thriller sovrannaturale, ambientato negli anni Trenta, poco prima della tragedia del secondo conflitto mondiale. Ingredienti molti, forse troppi: una misteriosa epidemia, che richiama alla memoria i lugubri rintocchi che accompagnavano nella fossa comune dell’isola gli appestati del passato; la coscienza irrequieta e l’incessante quête, la ricerca della propria posizione nel mondo e della dimensione interiore, che avvicinano il tormentato missionario Martini alla figura di un epico cavaliere arturiano; i segni del mistero; la presenza delle streghe; apparizioni angeliche; la mediazione di Mariangela, una ragazzina che soffre di una grave crisi di autismo; persino, la violenza becera delle camicie nere. Col personaggio dell’inviato del Vaticano padre Martini, Crippa, uno dei promotori nel 1998 del Bloodbuster di Milano, e Buscaglia s’incamminano sulla strada non ancora molto battuta del thriller sovrannaturale ma anche ecclesiastico-“spirituale”, un percorso che forse non troverà immediati consensi tra i cultori dei comix, ma che sicuramente risente e si adegua al clima di neoguelfismo e alle mode tradizionaliste imperanti.
Rafforza questo sfondo particolare l’ambientazione ortese, grondante di chiostri, chiese e lapidi, curata con meticolosità dagli autori, che consente a noi indigeni di reinterpretare completamente, attraverso i tratti, i tagli, le prospettive inconsuete e i severi cromatismi seppia e granata delle 96 tavole, angoli usuali, scorci quotidiani e rassicuranti paesaggi del lago. “In nomine patris” segna anche il passaggio di Crippa-Buscaglia dall’ambientazione metropolitana milanese di “100 anime” alla dimensione più raccolta ma non meno suggestiva della provincia e dei piccoli paesi come Montelago. Evidenti nel fumetto le lezioni di Sclavi e dei maestri italiani ma anche, benché sulla tavola manchi l’opzione del movimento e dell’interattività, dell’esperienza maturata dagli autori sul web, con la computer grafica e con la realizzazione di serie animate e videogiochi.
Infine non va trascurato l’effetto dello stimolante milieu franco-belga che i due autori frequentano ormai da anni. Infatti, dopo le prime collaborazioni, la prima in assoluto “Randall Mc Fly”, Crippa e Buscaglia hanno trovato stabile collocazione nei vivaci ed evoluti mercati d’oltralpe e le loro storie italiane, in genere, non sono altro che adattamenti delle edizioni francesi. Lo stesso “Jonah Martini” è uscito prima con la francese Bamboo per essere riproposto in Italia da ReNoir. Purtroppo le angustie e l’arretratezza del mercato e della cultura italiana dei comix non consentono al momento altre soluzioni, penalizzando con gli inevitabili alti costi il pubblico più attento e aperto.
 

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